Il suolo e i vini dell’Etna

Sciacca Etna Wine · 2 Aprile 2020 · Non categorizzato

La differenza tra terreno e suolo

Nell’ articolo Il Terreno Vulcanico nel Terroir dell’Etna abbiamo già parlato del concetto di terreno come elemento fondamentale di un Terroir e quanto questo sia unico e caratterizzante nel contesto Etna. Il suolo e i vini dell’Etna sono inevitabilmente collegati. Nonostante spesso vengano usati come sinonimi, terreno e suolo non sono la stessa cosa.

Per terreno si intende tutto quello che è presente sulla superficie del piano campagna. I depositi di detrito che ad esempio si trovano alla base di una scarpata, non si definiscono suolo, sono semplicemente accumuli inerti di terreno. Il suolo invece è l’elemento derivante dall’alterazione di un substrato roccioso in cui i processi di modifica non sono solo fisici o chimici ma anche di natura biologica. Questi processi sono esercitati da tutti gli agenti superficiali e i microrganismi, la flora e la macrofauna che per definizione interagiscono e contribuiscono alla creazione del suolo stesso presenti in o su di esso.

Il suolo quindi è un sistema vivo ed incredibilmente dinamico, qualcosa che si genera, non che si depone: un ponte fisico tra il mondo inorganico e quello vivente. Il risultato di un processo iniziato con la disgregazione e alterazione delle rocce crostali che attraverso complessi processi di trasformazione, fornisce il supporto di quasi tutta la vita vegetale presente sul nostro pianeta, inclusa chiaramente la vite da vino. Questo processo si chiama pedogenesi.

I suoli di origine piroclastica

Il vulcano Etna, con la sua enorme estensione di circa 1200kmq non è interamente pedogenizzato; al contrario, una gran parte delle porzioni del vulcano, specialmente quelle ad alta quota, si presentano brulle e desertiche. Non è solo la quota a rendere difficile la presenza della vita. I lapilli, le ceneri vulcaniche e tutti quei materiali che possiamo definire piroclasti, sono così tenaci nel loro continuo ricoprire la superficie del terreno, da ostacolare la formazione di un suolo.

Al contrario, molti coni vulcanici laterali decisamente meno recenti rispetto ai depositi sommitali, sono attualmente completamente colonizzati e spesso sfruttati come ottimo terreno agricolo. Quindi sull’Etna non è tanto la composizione o la genesi piroclastica a definire la possibilità di una pedogenesi quanto invece l’età del terreno stesso.

Un suolo antico e di grande rilevanza enologica oltre che geologica, composto proprio da materiale piroclastico di caduta lo si trova in contrada Purgatorio nel versante sud ovest dell’Etna dove emergono le Ignimbriti di Biancavilla Montalto. Qui, l’azienda vinicola Emilio Sciacca Etna Wine, coltiva filari di Nerello Mascalese, Carricante e Catarrato in un suolo tra i più vecchi del vulcano. Questa zona si presta benissimo ad uno studio approfondito del suolo dei vini dell’Etna.

Le Inghimbriti dell'Etna
Foto Panoramica della vigna di contrada purgatorio

Le Ignimbriti di Contrada Purgatorio nel versante Sud Ovest dell’Etna

Ci troviamo alla fine del sistema del Vulcano Ellittico, Tra i 18000 e 15000 anni fa, quando l’Etna era molto diversa da com’è oggi e possedeva un carattere molto più esplosivo.

In questo periodo violente eruzioni vulcaniche proiettavano nel cielo enormi colonne surriscaldate (intorno ai 1100 ºC) di frammenti di lava e gas. I piroclasti rimanevano in sospensione sia per l’abbondanza dei gas, sia per la loro stessa leggerezza (abbondanza di pomici); tutti questi frammenti ricadendo in flussi rapidissimi (velocità superiori ai 300km/h) si saldavano tra loro, formando le ignimbriti. La messa in posto di una coltre ignimbritica richiede un tempo molto rapido, per consentire al flusso di conservare il calore sufficiente a provocare la saldatura. Si presuppone che la temperatura a terra fosse di almeno 800 ºC. L’alta temperatura e la grande abbondanza di fluidi ha contribuito alla sua odierna colorazione rossastra, oggi evidenza di una forte alterazione e ossidazione dei metalli di cui è ricco il suolo di Contrada Purgatorio.

L’estensione originaria di questa formazione era molto più ampia in passato ma proprio in Contrada Purgatorio. Il profilo geografico ed altimetrico hanno permesso a questo suolo antico di sopravvivere invece che venire ricoperto da lave più recenti come in molte altre zone.

Il suolo di Contrada Purgatorio

Il suolo oggi si presenta polveroso, data la tenerezza della matrice fine che fissa tutti i frammenti più o meno grandi e pesanti presenti. Qui la presenza dei terrazzamenti con muri a secco abilmente costruiti diventa fondamentale poichè la friabilità del suolo è piuttosto accentuata. L’alternanza di periodi molto secchi con piogge violente non aiuta il contesto agricolo ma contribuisce in modo elegante alla creazione di un vino tra i più peculiari dell’Etna.

Dettaglio della formazione delle ignimbriti sotto ad un terrazzo vitato

il suolo piroclastico di contrada purgatorio
il suolo piroclastico di contrada purgatorio

In queste zone, le colture da sovescio, generalmente utilizzato per arricchire il terreno, possono risultare molto importanti sia per combattere l’erosione precoce che un suolo polveroso può presentare, sia per trattenere acqua e l’umidità nella coltre superficiale e favorire l’assorbimento dell’acqua piovana. Queste semplici considerazioni mettono in chiara correlazione il suolo e i vini dell’Etna passando da quegli aspetti vitivinicoli che richiedono sempre studio e impegno.

La salvaguardia e la tutela del suolo sono state oggetto di giurisprudenza dell’Unione Europea – COM(2002) 179 definitivo : Verso una Strategia Tematica per la Protezione del Suolo-  in cui si precisa il ruolo che dovrebbe avere l’agricoltura, ossia “… un meccanismo indispensabile per conservare la qualità organica dei suoli, favorire la preservazione dello strato vegetale ed evitare la desertificazione.

Tutte le attività agricole devono quindi porsi l’obiettivo di mantenere e migliorare la fertilità del suolo che è fondamento della vita.”  Emilio Sciacca Etna wine nasce abbracciando la filosofia del vino naturale con una grande sensibilità per la ricerca nel campo dell’ecologia e della sostenibilità.

Questi articoli di divulgazione scientifica fanno parte degli sforzi dell’azienda ad un approccio sempre più trasparente, attento e sostenibile a favore dell’agricoltura consapevole e quindi dell’intera collettività.